Gestire l’ansia e l’agitazione nell’Alzheimer: quando la calma è la miglior risposta

Chi vive con una persona affetta da Alzheimer sa che l’agitazione può arrivare all’improvviso, senza un motivo apparente. Una domanda ripetuta ossessivamente, uno sguardo smarrito, un gesto improvviso: segni che raccontano un disagio, un’ansia che la persona non riesce a esprimere a parole. E in quei momenti, la nostra reazione può fare la differenza.

L’agitazione non è mai casuale. Anche se a volte sembra inspiegabile, dietro c’è sempre una causa: un bisogno non soddisfatto, un ambiente che mette a disagio, un’emozione che non trova via d’uscita. Sta a noi provare a decifrarla.

1. Capire la causa prima di intervenire

Quando una persona con Alzheimer diventa nervosa, è naturale chiedersi: "Perché si sta comportando così?". La risposta spesso sta nelle piccole cose.

•     Ha fame o sete? La difficoltà a esprimersi può rendere difficile comunicare bisogni semplici. Offrire un bicchiere d’acqua o uno snack può essere la soluzione.

•     È stanca? La fatica mentale e fisica aumenta l’irritabilità. Un ambiente troppo stimolante può renderla nervosa. Un momento di riposo in un luogo tranquillo può aiutare.

•     Ha bisogno di andare in bagno? A volte l’irrequietezza è semplicemente legata a un bisogno fisico che la persona non riesce a esprimere.

•     L’ambiente è confuso o troppo rumoroso? Troppi stimoli (televisione accesa, troppe persone che parlano) possono generare disagio e agitazione. Abbassare i volumi e ridurre il numero di persone nella stanza può aiutare a riportare la calma.

2. Non cercare di convincere, ma di rassicurare

Di fronte all’agitazione, il nostro primo istinto potrebbe essere quello di ragionare con la persona, spiegarle che non c’è motivo di preoccuparsi. Ma chi ha l’Alzheimer non sempre riesce a seguire un discorso logico. E allora è più utile trasmettere calma con il tono della voce e la postura, piuttosto che con le parole.

"Va tutto bene, sono qui con te."
"Sei al sicuro, adesso ci pensiamo insieme."
"Ti senti a disagio? Dimmi cosa posso fare per aiutarti."

Le parole contano, ma il modo in cui vengono dette conta ancora di più. Una voce pacata e uno sguardo rassicurante possono avere un effetto calmante più di mille spiegazioni.

3. Distrarre con dolcezza

A volte l’agitazione cresce perché la persona rimane bloccata in un pensiero fisso. In questi casi, insistere per "farla ragionare" rischia solo di aumentare la tensione. La strategia migliore è spostare l’attenzione su qualcos’altro.

•     Se insiste su qualcosa che non può avere, invece di dire "No, non puoi", si può proporre un’alternativa: "Prima facciamo una passeggiata e poi vediamo".

•     Se è agitata perché vuole "tornare a casa" (anche se è già a casa), invece di negare, si può dire: "Raccontami com’era la tua casa, ci possiamo pensare insieme".

•     Se è nervosa e non si capisce il motivo, provare a proporre un’attività rilassante: ascoltare una musica familiare, sfogliare un album di fotografie, fare una passeggiata.

4. Usare il contatto fisico (quando è accettato)

Il tatto è un potente strumento di rassicurazione. Una carezza, una mano appoggiata sulla spalla, un abbraccio (se la persona lo accetta) possono trasmettere sicurezza e ridurre l’ansia.

Se la persona rifiuta il contatto, non bisogna insistere. Alcuni preferiscono mantenere uno spazio personale più ampio, e va rispettato. In questi casi, ci si può avvicinare lentamente, parlandole con dolcezza, per farle sentire comunque la nostra presenza.

5. Evitare di perdere la calma

L’agitazione è contagiosa. Se chi assiste si innervosisce, alza la voce o risponde con impazienza, la persona con Alzheimer lo percepisce e può agitarsi ancora di più. È importante respirare profondamente, prendere un momento per sé se necessario, e ricordarsi che la reazione dell’altro non è intenzionale.

A volte basta un piccolo cambiamento nel nostro atteggiamento per trasformare un momento di crisi in un’occasione di vicinanza.

L’ansia e l’agitazione fanno parte della malattia, ma possono essere affrontate con dolcezza e comprensione. Non sempre è possibile eliminarle, ma possiamo renderle più gestibili, trasformando la casa in un ambiente rassicurante e imparando a comunicare con la persona nel modo che le è più familiare. La chiave non è cercare di "far ragionare" chi ha l’Alzheimer, ma imparare a entrare nel suo mondo, con empatia e pazienza. Perché, anche quando le parole si perdono, la sensazione di essere amati rimane.